Tecnica e etica della relazione analitica, con Massimo Recalcati

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La conduzione della cura non può prescindere dalla soggettività dell’analista e dal suo desiderio. Lacan definiva questo desiderio “più forte” per indicare la sua funzione di causa del processo dell’analisi.

Cosa significa questo?
In che senso il desiderio che ci muove nella conduzione della cura è un desiderio diverso da tutti gli altri?
Domanda che ne implica altre altrettanto cruciali: deve l’analista spogliarsi della sua soggettività per condurre efficacemente una cura?
E’ questo possibile?
E’ utile o necessario?
Le teorie del controtransfert esasperano il coinvolgimento emotivo dell’analista nella cura o ci aiutano a vedere qualcosa di essenziale?
Che cosa desidera un analista quando si trova impegnato in una analisi?

La risposta a queste domande non può che evidenziare la stretta coincidenza, come si esprimeva Freud, della tecnica dello psicoanalista con la dimensione dell’etica.

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