Indizi e analogie nella prassi clinica e psicoterapeutica: la restituzione

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La persona che si reca da uno psicologo o da uno psicoterapeuta porta sempre con sé una storia costellata da persone, eventi, emozioni: il suo obiettivo è quello di illustrare le proprie difficoltà all’esperto a cui ci si è rivolti per essere aiutati.

A partire da quella storia, si sviluppa nel colloquio clinico una narrazione che evidenzia le categorie cognitive ed emozionali che la persona utilizza per dare senso alle proprie esperienze, ma si avvia anche una seconda narrazione in cui il ruolo svolto dallo psicologo/psicoterapeuta è fondamentale per il processo di cambiamento del paziente.

Ma come è possibile cogliere, a partire da quanto viene narrato, i pattern relazionali maladattivi descritti (nel “là e allora”) e agiti (ne “qui ed ora”) dal paziente? Come è possibile individuare le ricorsività che sono alla base dei problemi della persona? Quali sono i processi mentali che possono aiutare il clinico a cogliere gli elementi rilevanti della narrazione e a riorganizzarla secondo una trama differente da quella proposta dal paziente?

Finalità degli incontri di Supervisione

I due incontri di supervisione si propongono di illustrare, con il supporto di materiale clinico, da un lato, l’importanza dell’attenzione al dettaglio e la funzione del pensiero abduttivo nella pratica clinica, dall’altro, l’uso consapevole dell’analogia quale strumento di esplorazione dei contenuti proposti dal paziente e base per la formulazione di ipotesi utili alla comprensione e alla risignificazione del materiale proposto.

Parafrasando Proust, il vero viaggio di scoperta non consiste infatti nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi per osservare ciò che abbiamo di fronte, in primis la storia narrata dalla persona che si ha di fronte.

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