Attraverso il trauma. Dalle reazioni corporee alla narrazione autobiografica, con Janina Fisher

Sabato 19 Febbraio 2022
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Come è possibile osservare cosa si intende per trauma in questo particolare periodo storico, in cui non abbiamo a che fare solo con traumi passati ma anche presenti, come la pandemia o il terrorismo?

Nella prospettiva offerta da Janina Fisher, il trauma è inteso come un evento, o una serie di eventi che perdurano nel tempo, che siano dolorosi e opprimenti, esperiti soggettivamente come una minaccia alla propria vita.

Rispetto a quanto accade per gli adulti, per i bambini anche un piccolo evento può essere definito traumatico. Le ricerche affermano inoltre, che il trauma si tramanda da padri a figli.
Con trauma non si intende però solo l’evento, o gli eventi, che ha vissuto una persona, ma anche le emozioni legate a quell’evento traumatico e come quel trauma ha influenzato quei soggetti.

Si intende come eredità del trauma, l’eredità che Janina Fisher definisce come vivente, ovvero quei sintomi che emergono nel presente in particolari situazioni di stress, poiché gli input non sono stati integrati coerentemente nella narrazione autobiografica. Questi elementi sono, di conseguenza, pronti a riemergere quando sono riattivati da quanto accade nel presente.

Questo avviene perché i ricordi traumatici sono processati come reazione emotive e corporee: sono ricordi impliciti che non permettono che le sensazioni interne vengano richiamate, di conseguenza i pazienti agiscono senza riconoscere l’influenza passata sulla realtà del presente.

Attraverso la memoria implicita del trauma, che per definizione i sopravvissuti non sanno di conservare, l’impatto che il trauma ha avuto sul cervello rimane nel corpo. I corpi dei pazienti rievocano così quelle antiche risposte, ovvero richieste d’aiuto, che vengono interpretate come segnali di pericolo imminenti, anche se non lo sono effettivamente.

Il trauma fa percepire all’essere umano di essere perennemente sotto minaccia, non a proprio agio, con la conseguente perdita di fiducia incondizionata, che è tipica dei bambini.
Questo avviene a causa dell’inibizione della corteccia prefrontale, conseguente all’iper-attivazione dell’amigdala che fa esperire la sensazione di costante minaccia.

Secondo Janina Fisher, solo invertendo questo processo c’è la possibilità di mettere in discussione quelle antiche credenze distorte.
Janina Fisher propone quindi la rilettura dei sintomi che hanno inficiato la vita dei soggetti, ma che ne hanno anche garantito la sopravvivenza, poiché sono stati utilizzati come strategie di adattamento che il corpo ha messo in atto a protezione degli stessi.

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